Marotta prende tempo: “Avanti con Allegri? Prima Cardiff. Alla Juventus funziona così”

Marotta prende tempo: “Avanti con Allegri? Prima Cardiff. Alla Juventus funziona così”

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta, invita l’allenatore toscano a proseguire con i bianconeri rimandando ogni discorso dopo la finale di Cardiff

Poco più di una settimana al kick off più atteso, quello della finale di Cardiff. Dopo aver conquistato Coppa Italia e scudetto, i bianconeri si apprestano a vivere la notte più importante, quella dell’ultimo atto di Champions contro il Real Madrid. Seconda finale in tre anni per gli uomini di Massimiliano Allegri, che rispetto a Berlino (contro il Barcellona) possono vantare una consapevolezza maggiore della propria forza. Dello stesso avviso è Giuseppe Marotta, che in un’intervista rilasciata a “Tuttosport” commenta così il momento della vecchia Signora. “La finale è la realizzazione di un progetto: pensato, mediato e realizzato. Berlino fu un insieme di fattori non tutti calcolati, anche se il valore di quel percorso resta alto. La finale di Cardiff è nata in estate, con un mercato che era stato pensato per quell’obiettivo“.

Idee chiare e dirigenza forte. “Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici ed io, insieme con l’allenatore, avevamo deciso di alzare l’asticella.  In Italia avevamo capito qual era la ricetta giusta. Ora la sfida era riuscire ad arrivare in fondo anche in Europa. Ci mancavano mentalità ed esperienza. Le abbiamo ottenute seguendo due strade: da una parte con la crescita delle persone che erano già nella società e nella squadra, che hanno acquisito sicurezza ed esperienza nel corso degli ultimi anni. Dall’altra con l’inserimento di giocatori come Khedira e Mandzukic fino a Dani Alves. Giocatori che avevano un’impronta europea ben definita”.

Rispetto dei ruoli e compiti ben definiti. “C’è una trasparente e netta divisione dei compiti tra me e Paratici. Lui porta avanti la prima parte del lavoro sul mercato, quello della selezione, poi subentro io al momento di prendere le decisioni. Il direttore sportivo ha il compito di monitorare quello che succede in giro, mentre io mi occupo della gestione della società. Ognuno ha il suo compito e lo svolge al massimo dell’impegno. I giocatori si scelgono su due livelli: o prendiamo un campione già affermato, ad esempio Dani Alves, Mandzukic, Khedira, Higuain. Oppure cerchiamo il talento. Ma, attenzione, un talento che possa diventare campione. Cioè uno che accanto alle qualità tecniche dimostri di avere dei valori umani che lo trasformano in campione, come per esempio è capitato a Dybala. Il talento da solo oggi non basta. Oltre alle qualità calcistiche naturali, per diventare campione devi aggiungere qualità intellettuali e umane, in pratica la mentalità vincente”.

Su Dybala, nuovo crac del calcio mondiale. “Nel nuovo contratto abbiamo tenuto conto della valorizzazione del calciatore che va di pari passo con la valorizzazione del marchio aziendale. Ci saranno quindi delle comuni attività e c’è l’intenzione di fare un lungo percorso insieme. Paulo non ha un valore. Il valore di un giocatore è dato nel momento della sua cessione. Se avessi messo una clausola su Pogba tre anni prima di cederlo avrei detto: 60 vanno bene. Mentre invece l’abbiamo venduto a 110. La clausola è una follia, non la metterò mai su un giocatore. Non è un vantaggio, ma una condizione di debolezza. De Laurentiis dice che senza la clausola non avrebbe venduto Higuain? Non lo so, novanta milioni sono novanta milioni”.

Capitolo mercato. “Quest’anno ci siamo divertiti. Alcune operazioni erano pronte da tempo e le abbiamo tirate fuori al momento giusto. Forse una delle migliori campagne acquisti della nostra storia. Adesso però non vorrei che si generasse l’aspettativa di qualcosa di simile. Vogliamo rafforzare la squadra e certe modifiche tattiche ci impongono dei correttivi anche se abbiamo una rosa forte, ma già non vendere i nostri campioni è un modo per fare del mercato. Qualche acquisto in attacco? Si, anche in considerazione dell’infortunio di Pjaca. A centrocampo e in difesa stiamo valutando attentamente. L’acquisto migliore? Senza dubbio Pirlo. Al Milan le sue motivazioni erano sature. Da noi ha trovato un ambiente che le ha rinvigorite. Un grande giocatore, non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista morale. Dava l’esempio. Cessioni? Non sono assolutamente nei nostri obiettivi. Ovviamente se qualcuno volesse andare via è un altro discorso. Ma non abbiamo la necessità di realizzare plusvalenze”.

Marotta, gestore e uomo mercato a tutto tondo. “L’attività di mercato è la più evidente, ma è un’attività solo parziale dei miei impegni. Durante l’anno quasi non me ne occupo, perché l’attività di monitoraggio è affidata a Fabio Paratici con tutto il suo staff.  Io entro in gioco nella fase calda di giugno, luglio e agosto quando anche le mie giornate si riempiono di mercato. Dopo ci sono i mesi di attività agonistica e allora per me inizia un’attività diversa che definirei di gestione. Supportare l’attività della squadra. Inizia la mattina con la lettura dei giornali e l’individuazione di eventuali criticità e finisce la sera con le problematiche di varia natura, dall’infortunio al problema di allenamento. Lavoro tutto il giorno ininterrottamente, con i miei collaboratori spesso mi sento al mattino alle 8 per la prima volta e a mezzanotte l’ultima, perché magari in una trasmissione stanno dicendo qualcosa che non va”.

Infine la chiosa su Allegri. “Noi speriamo che non chieda di andare via, perché ci piacerebbe andare avanti con Max che ha dimostrato di essere un grande allenatore e con noi ha acquisito tanto. Adesso è uno dei migliori al mondo. Oggi non è un tema primario, perché per tutti l’obiettivo è andare a Cardiff e vincere, poi dopo Cardiff ci sederemo al tavolo e non solo con Allegri per ascoltare le richieste di tutti”.


Pillola di Fanta:

Settimo anno da amministratore delegato per Giuseppe Marotta. Dopo un primo anno, conclusosi con un settimo posto e tante critiche, il dirigente bianconero è stato uno dei maggiori artefici dell’epopea juventina degli ultimi 6 scudetti, diventando un vero pilastro della società. FUORICLASSE DIETRO LA SCRIVANIA