I soldi non comprano la felicità, ma Neymar si

<b><i>I soldi non comprano la felicità, ma Neymar si</b></i>

Aveva pochi mesi, Neymar, quando Silvio Berlusconi sborsava 65 miliardi di lire (+10 fuori busta? Il processo per falso in bilancio fu prescritto) per portare al suo Milan degli invincibili Gianluigi Lentini, talento granata nato e cresciuto al Torino. Una cifra mai accostata a un calciatore, all’epoca. Il cocktail di sensazioni derivanti dall’operazione di calciomercato ha grosso modo gli stessi ingredienti, con 25 anni di differenza, del caso Neymar-PSG: stupore, incredulità, smarrimento. Preoccupazione.

“Ma allora si può comprare chiunque?” – “Non esiste un prezzo troppo alto?” – “Basta mettere i soldi e si aggirano normative e regolamenti?”. Beh, la risposta è si. Si perché non puoi impedire a chi ha i soldi di spenderli. Il Fair Play Finanziario è un maldestro – e mal riuscito – tentativo di livellare valori che non possono essere livellati. Il calcio, quello vero, non è un’asta di fantacalcio tra amici, in cui ognuno ha a disposizione lo stesso numero di crediti e a far la differenza è la capacità di gestirli (più un altro fattore, anch’esso iniziante per c). Il calcio vero è impresa, industria, indotto. Soldi. E chi ne ha più ne spende.

Trovo abbastanza ridicolo il tentativo di trovare un tetto di spesa “morale“. I 222 milioni della clausola sono troppi? Quindi 200 sarebbero più giusti? O lo sarebbero 150? Bastano le prime righe della sua pagina Wikipedia per capire che Nasser Al-Khelaifi non è la persona che incontri in coda al Carrefour. E legiferare per costringerlo a fare la fila al Carrefour perché la fanno gli altri non è solo illogico: è folle ed ingiusto.

Sono passati 25 anni dall’affare Lentini, destinato a “cambiare per sempre il mondo del calcio“. Forse lo ha fatto, introducendo un trend di prezzi al rialzo. Ma per chi? Io non compro giocatori e non lo fa il 99,9% delle persone che leggeranno questo articolo. Chi lo fa si adeguerà. Lo ha fatto dopo Lentini. Lo ha fatto dopo i 50 milioni di Vieri, i 60 di Crespo, gli 80 di Zidane, i 100 di Bale e i 110 di Pogba. Lo farà dopo i 222 milioni di Neymar. Perché i soldi non comprano la felicità, e quest’atmosfera di clamore e apprensione lo dimostra. Ma Neymar si: e il prezzo l’ha fatto il Barcellona stesso.