Per non restare Immobile

<b><i>Per non restare Immobile</b></i>

Da un grande potere derivano grandi responsabilità“, diceva lo zio Ben al giovane Peter Parker. La coraggiosa, sfrontata e costosa campagna acquisti del Milan ha praticamente rivoluzionato la squadra. La nuova proprietà ha confermato l’essenziale della vecchia rosa, acquistando titolari in tutti i reparti. Si, anche in porta: l’esborso economico per il nuovo contratto di Gigio Donnarumma somiglia molto più a un acquisto che a un rinnovo.

L’operazione tabula rasa cinese ha risparmiato la guida tecnica. Legittimamente, i nuovi proprietari avrebbero potuto pretendere di scegliere l’allenatore a cui affidare la “rifondazione“. Si è scelto di confermare Vincenzo Montella, tecnico capace che ha saputo trarre risultati soddisfacenti da squadre poco competitive. La qualificazione all’Europa League per il Milan dello scorso anno era oggettivamente la massima ambizione. A tratti ha anche manifestato un’idea di gioco delineata e gradevole. Insomma, la conferma è stata anche meritata.

Con qualche sorteggio propizio in Europa e un calendario con partenza in discesa in Serie A, Montella e il Milan sono partiti con un filotto confortante. Al primo avversario di livello, la Lazio, la squadra si è invece totalmente sfaldata, mostrando lacune organizzative preoccupanti. Niente di imprevedibile e trascendentale, se si considera che del “vecchio” Milan all’Olimpico c’erano 4/11. Ma abbastanza serio per mettere pressione al tecnico napoletano.

Lo strameritato scivolone in casa della Lazio, squadra assai quadrata e non per niente in grado di mettere in grossa difficoltà la Juventus in Supercoppa, ci sta e non deve generare disfattismo. Può, viceversa, diventare un’occasione di crescita. Per la squadra, ma per Montella soprattutto, che per la prima volta si ritrova tra le mani una rosa di qualità. Non ai livelli delle prime della classe, ma per certo la migliore che abbia mai allenato.

Insomma, Montella ha ora l’opportunità di dimostrare che il Milan può tornare grande e che lui può metterci del suo. Come? Avendo il coraggio di rinunciare alle proprie convinzioni e iniziare a costruire un progetto tecnico vero. Non un grappolo di buoni giocatori messi in campo, ma un modulo che – partendo dalle capacità dei singoli – esalti il valore collettivo. Quello che ha fatto – e sta facendo – Inzaghi con la Lazio. Ci sarà bisogno di tempo, probabilmente, e di scelte impopolari e dolorose, sicuramente. Ma da un grande potere, derivano grandi responsabilità.