La condanna dell’abbondanza

<b><i>La condanna dell’abbondanza</b></i>

Non si può dar torto a Montella quando sostiene che le sconfitte contro Roma e – soprattutto – Inter siano arrivate a dispetto di prestazioni complessivamente positive. Non si può negare che lo 0 nella casella punti in questi due match penalizzi il Milan ben al di là dei propri limiti. Sull’altra sponda di Milano, invece, emerge una situazione totalmente opposta. Il secondo posto solitario e i 22 punti in otto giornate raccontano uno scenario celeste che trova riscontro solo parziale con ciò che si è visto in quello terreno. 

Milan e Inter erano – e restano – le due mine vaganti di questa Serie A, catalizzatrici di curiosità e bramose di rilancio. Ambedue hanno cambiato molto, dalle proprietà alla guida tecnica, fino agli uomini in campo. Il Milan è stato trasformato nell’organico dalla rivoluzione cinese; per l’Inter una campagna acquisti meno mediatica, ma con il colpo Spalletti per la panchina. E qui, più che negli episodi che condizionano partite e classifiche, si trovano i 10 punti che separano i due lati dei Navigli. 

Ha ragione Montella quando chiede tempo per amalgamare 11-12 giocatori nuovi. Ma lui c’ha messo del suo, maledetta abbondanza. Otto partite di campionato, otto formazioni diverse. Prime tre con il 4-3-3, modulo che gli aveva dato determinati equilibri e qualche soddisfazione lo scorso anno (tra cui la consacrazione di Suso); successive con la difesa a tre, più qualità in mezzo al campo, ma una certa confusione nella collocazione tattica di alcuni elementi. L’aeroplanino si è trovato di fronte una serie di rebus da risolvere. E non solo riguardo il modulo. Suso si o Suso no? Quale posizione per Calhanoglu? Ok Kalinic, ma vicino? Silva è già pronto per la Serie A? E ora come lo tengo fuori Cutrone?

Pochi dubbi per Spalletti. Praticamente nessuno. Handanovic, D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Borja Valero, Candreva, Perisic, Icardi. Otto giocatori hanno giocato dal primo minuto tutte le otto partite del campionato. Il tecnico toscano si è limitato ad alternare Nagatomo e Dalbert e a far ruotare gli uomini di centrocampo. Una situazione in parte figlia di una rosa ristretta e priva di sostituti all’altezza in diverse zone del campo, ma che d’altro canto ha favorito la creazione di un copione di gioco preciso, di cui ogni calciatore recita a memoria la parte.

Insomma, Montella chiede tempo e ne ha bisogno. Ma quello che ha avuto sinora l’ha sprecato rigirando uomini e formule nella ricerca del sistema migliore “a tentativi” e non per scelta. E ora, quindi, si trova punto e accapo: nessuno dei suoi nodi è stato sciolto dal campo. Non è ancora troppo tardi, ma può diventarlo presto. Spalletti, diversamente, ha puntato da subito sul suo modulo, che – bontà sua – si sposa alla perfezione con le caratteristiche degli uomini a disposizione. E poi ha Icardi, che significa tanti dubbi in meno. Moduli? Schemi? Sistemi? Metto Maurito in condizione di vedere la porta. E allora si che si spostano gli equilibri.