Napoli, Mertens: “Vincere lo Scudetto qua sarebbe speciale”

Napoli, Mertens: “Vincere lo Scudetto qua sarebbe speciale”

Lunga intervista rilasciata da Dries Mertens, in cui parla di Napoli, di Sarri, del Pallone d’Oro e dello Scudetto

Se c’è un simbolo, un emblema, del Napoli di Sarri e di tutto quello che rappresenta soprattutto in campo, quel simbolo è soprattutto uno: Dries Mertens. O meglio, Ciro, come lo hanno ribattezzato da quelle parti. Arrivato come calciatore “normale”, oggi acclamato da re. Merito di quel gioco che lo esalta e di una serie di circostanze che lo hanno portato ad essere devastante.

Oggi Mertens si è raccontato sulle pagine di Repubblica: “In cambio dello scudetto metterei la firma anche per giocare male e vincerlo… ma siamo quassù grazie al nostro calcio, è questa la strada che ci può permettere di continuare a sognare, senza alternative o scorciatoie. Divertendoci e divertendo i nostri tifosi. E’ con loro che condividiamo ogni giorno le emozioni di un posto unico al mondo, che ogni mattina mi dà la sveglia con il sole e con un sorriso“.

Ma tutti si facevano ugualmente in quattro per me, per farmi sentire a casa: non lo dimentico. Conosco ogni angolo di Napoli, anche i posti dove mi sconsigliano di andare. Chi rifiuta Napoli non sa cosa si perde. Me ne innamorai dopo averci giocato con l’Utrecht. Vesuvio e lungomare, una cartolina. Che mi tornò in mente quando mi chiamò Benitez. Dopo un sopralluogo con mia moglie, decidemmo, senza mai pentirci, che era il posto giusto per noi. E adesso la consigliamo ai nostri amici, colleghi e conoscenti: casa nostra somiglia a un hotel“.

Mertens poi svela com’è diventato “Ciro”. “Prima ero Ciro Martinez. Così scriveva il gestore del bowling sul display, per non farmi riconoscere. Da quando l’hanno scoperto, sono Ciro Mertens. Ho legato con la gente di Napoli, con la città ho un rapporto diretto. Ovviamente in Belgio non era così“. Lì dov’è nato il Mertens calciatore: “Avevo quattro anni, sono scappato a giocare con i bambini più grandi dopo un allenamento di mio fratello. Se ne accorse un allenatore, non mi sgridò ma disse a mio padre di riportarmi l’indomani“. Sembra passata una vita, ora Mertens è uno dei centravanti più prolifici d’Europa: “E ho iniziato a 30 anni a farlo… Sono cresciuto innanzitutto grazie alla continuità, che partendo spesso dalla panchina prima non avevo. Ma è grande merito anche del calcio di Sarri, che sembra fatto su misura per me. Amo giocare con il pallone rasoterra e le triangolazione veloci: i punti forti e distintivi del Napoli. E poi mi trovo benissimo con Lorenzo Insigne, con cui non devo più lottare per un posto. Parliamo lo stesso linguaggio tecnico e siamo migliorati insieme. Spero tanto che l’Italia si qualifichi per il Mondiale. Per lui e magari anche per Jorginho“.

Un ruolo, quello della prima punta, che lo ha portato alla nomina per il Pallone d’Oro: “Nomination inaspettata. Anche se per quello che ho fatto nella scorsa stagione, sento di meritarla“. Dagli obiettivi personali a quelli di squadra: “Ho tanti obiettivi da raggiungere con il Napoli, sogni da realizzare. Quest’anno siamo partiti per provare a vincere lo scudetto, anche se le avversarie sono tante. La Juventus resta sempre la favorita: per la mentalità e la qualità del suo organico. A quella mentalità ci siamo avvicinati, con il nostro gioco dobbiamo ora dobbiamo provare a limare la differenza complessiva di talento che c’è tra noi e i bianconeri. Adesso abbiamo tre partite importanti in sette giorni, ma in realtà gli scudetti si vincono anche battendo Verona e Benevento. Vincere lo scudetto quest’anno o mai più? No, però sono passati 30 anni dall’ultimo… Ci proveremo fino alla fine. Vincere qui sarebbe tutta un’altra cosa, perché Napoli è speciale“.


💊Pillola di Fanta

Inutile dire quanto sia determinante questo giocatore per il gioco del Napoli. In campionato è reduce da 35 reti nelle ultime 42 partite disputate, in Champions League 7 gol negli ultimi 12 incontri. MACCHINA DA GOL