I numeri, ma non solo. Perché il Napoli può sognare davvero

<b><i>I numeri, ma non solo. Perché il Napoli può sognare davvero</b></i>

L’inizio di stagione del Napoli è pane per gli amanti di numeri e record. Sette su sette in campionato, dodici vittorie consecutive in Serie A considerando il finale della scorsa stagione, 19 risultati utili di fila. Dati che vanno a ritoccare i primati storici della società partenopea e che, uniti alla “frenatina” della Juventus a Bergamo, consegnano agli azzurri una sosta da primato solitario in vetta alla classifica.

Ma i motivi per cui Napoli può sognare vanno ben al di là dei numeri. La squadra di Sarri è quella che ha operato meno sul mercato. Praticamente zero, se si prendono in considerazione i titolari. Si pensi alle difficoltà di Montella nel trovare la quadratura ad un Milan stravolto dai milioni cinesi.

Il Napoli è, invece, una squadra forte e rodata, con un’idea di gioco chiara e letale. Che è nata facendo di necessità virtù: difficilmente il tecnico avrebbe puntato sul tridente dei piccoli, se il ginocchio di Milik non avesse fatto crack un anno fa. Mertens non ha la struttura fisica del centravanti, ma non lo sa e continua a volare. Potremmo parafrasare così per descrivere la sublimazione tecnica del folletto belga, esaltato dal nuovo ruolo e diventato giocatore decisivo come mai prima. 

Contrastare l’attacco del Napoli è un’impresa. Sul piano individuale Insigne-Callejon e Mertens hanno facilità di corsa, dribbling e tiro. Tre giocatori letali nell’uno contro uno. Sul piano tattico forse anche peggio. Il taglio di Insigne per l’entrata di Callejon lo studiano allenatori e difese di Serie A da almeno un paio d’anni, ma nessuno riesce ad opporre contromosse efficaci. E quando poi Mertens si abbassa per lo scambio veloce sulla trequarti, leggere l’assist per Hamsik di ieri è praticamente impossibile.

Insomma, il Napoli è una realtà. Se al livello della Juventus è presto per dirlo, ma la candidatura per lo scudetto è forte già dopo sette giornate. Il limite può, tuttavia, essere una panchina troppo corta per dosare al meglio le energie, specie nella fase calda della stagione. L’infortunio bis di Milik toglie l’unica alternativa (perdonaci, Arek) di pari livello rispetto ai titolari. Ounas è un bel talento, ma per diventare Callejon e Insigne “hai voglia a mangiare babà“. Ma intanto i numeri – e non solo quelli – sono dalla parte del Napoli. E Napoli gode.