C’era una volta…Gerd Müller, un nome sinonimo di gol

C’era una volta…Gerd Müller, un nome sinonimo di gol

Compie oggi 72 anni il leggendario bomber del Bayern Monaco e della “Mannschaft” tedesca che ha cambiato per sempre il ruolo dell’attaccante

Amava spesso dire Johan Cruyff che il suo essere fuori dagli schemi, trasversale e con un così raffinato, unico, pensiero laterale fosse dovuto al fatto di essere nato poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale. “Tutti i nati, in Europa, tra il 1945 e il 1950 hanno qualcosa in più. Hanno la voglia di inventare, di scoprire, di creare, di essere diversamente unici. Una necessità dovuta al contesto in cui siamo nati, solo dalla cenere possono nascere capolavori”. 

Questa affermazione calza perfettamente ad un altro campione entrato nel mito di quella generazione: Gerhard “Gerd” Müller, nato esattamente 72 anni fa.  Da quel 3 novembre 1945 la figura dell’attaccante, del bomber, cambierà per sempre. Attaccante in grado di frantumare record su record e di chiudere la carriera con un palmares personale di gran lunga più nutrito di quello di Club interi lungo tutto l’arco della loro esistenza. Chiuse la carriera con oltre 730 gol ufficialmente messi a referto e oltre 1460 segnati sommando le amichevoli.

Nato in un paesino della Baviera a nord di Monaco, il giovane Gerd viene notato dal Bayern Monaco a 19 anni e subito viene aggregato alla formazione giovanile insieme a due coetanei di buone speranze grazie ai quali il Bayern punta fortemente alla promozione dalla seconda divisione della Germania occidentale alla Bundesliga: il portiere Sepp Meier ed il difensore Franz Beckenbauer. Missione, ovviamente, compiuta ed i tre diventeranno colonne della squadra e della nazionale tedesca dell’ovest per più di un decennio. In 15 stagioni di militanza con la maglia del Bayern Gerd segnerà 365 gol in 427 partite di campionato, 569 gol in 611 partite complessive in maglia bavarese; vincerà 4 volte la Bundesliga (nelle stagioni 1968/69; 1971/72; 1972/73 e 1973/74); 4 coppe di Germania (1965/66; 1966/67; 1968/69; 1970/71); si laureerà 3 volte campione d’Europa consecutivamente (1973/74; 1974/75; 1975/76); 1 coppa intercontinentale nel 1976; con la sua nazionale, dove marcherà il suo nome sul tabellino dei marcatori ben 68 volte su 62 presenze, si laureerà campione d’Europa nel 1972 e del mondo nel 1974 vincendo, primo nella storia e unico insieme allo spagnolo David Villa, a vincere sia campionato europeo sia campionato del mondo. In entrambe le occasioni suo il titolo di capocannoniere della competizione. Anche a livello personale i record si sprecano: unico giocatore insieme allo scozzese Jimmy McGrory e ai più famosi Cristiano Ronaldo e Lionel Messi ad aver segnato almeno 50 reti in 2 stagioni consecutive in Europa; con 69 gol è stato per più di 30 anni il record man di realizzazioni nelle coppe europee (ora tale record spetta a Cristiano Ronaldo con 112, numero destinato ad incrementarsi); l’ex laziale Miroslav Klose gli ha sottratto due record dopo molti anni: miglior bomber della storia della nazionale tedesca (70 contro 68) e giocatore tedesco con il maggior numero di gol ai mondiali (16 Miroslav, 14 Gerd). Per 39 anni ha mantenuto il record di gol segnati in una stagione (73, nella stagione 1972/73) e di marcature in un anno solare (85, da gennaio a dicembre 1972), record battuti nella stagione 2011/12 da Lionel Messi; con 569 reti segnate con la maglia del Bayern è il calciatore che ha segnato il maggior numero di reti con la stessa maglia di Club in Europa.

Numeri fuori dal comune per un giocatore fuori dal comune che a discapito delle non eccelse doti fisiche (176 cm per 70 kg di peso) eccelleva in senso del gol, scaltrezza, capacità di sapere dove sarebbe finito il pallone ancor prima che un compagno lo calciasse o il portiere lo respingesse ed un innato senso della posizione che lo faceva oscillare sul filo del fuorigioco per 90′ tenendo l’intera retroguardia avversaria in perenne apprensione. La stampa tedesca lo ribattezzò con alcuni soprannomi, tra cui “il bomber nazionale” o “il piccolo grasso Müller” ad enfatizzarne la fisicità. Non curante di critiche ed epiteti stigmatizzanti, Müller continuò a segnare con la maglia del Bayern fino al 1979, anno in cui decise di accettare le lusinghe e i milioni di dollari provenienti dal neonato campionato americano di calcio, l’ormai defunta NASL (North American Soccer League), indossando la casacca dei Fort Lauderdale Strikers con la quale segnò 38 gol in 3 stagioni; sfiorando il titolo americano nel 1980 perso in finale contro i Cosmos New York del suo ex capitano Franz Beckenbauer e di un certo Edson Arante do Nascimento, meglio noto come Pelé.

Appesi gli scarpini al chiodo nel 1982 l’ormai ex bomber, complici problemi familiari ed investimenti drammaticamente sbagliati, entrò per 10 lunghi anni in una spirale di depressione e alcoolismo che fu interrotta dall’intervento dei suoi ex compagni di squadra ai tempi del Bayern, divenuti dirigenti del club stesso, che dopo averlo convinto a passare un periodo in una clinica per disintossicarsi nel 1992 lo ingaggiano come allenatore delle giovanili del club.

Il resto è storia recente che si lega ancora al nostro paese dopo il gol da vero rapace d’area che Müller segnò nella “Partita del Secolo”, la semifinale Italia-Germania Ovest del Mondiale messicano del 1970, che valse il momentaneo 3-3 al 5′ minuto del secondo tempo supplementare. In Trentino con con tutta la squadra e la società bavarese per il ritiro estivo di preparazione alla stagione 2011/2012, la notte dell’11 luglio 2011 scompare tra le vie di Trento e viene ritrovato solamente il giorno dopo in evidente stato confusionale e di shock. Evidentemente i fantasmi del passato sono tornati a farsi sentire e l’ombra di un nuovo nemico inizia a fare capolino. Nel settembre 2015 con un comunicato ufficiale apparso sul sito della squadra, il Bayern Monaco annuncia che Gerd Müller è affetto dal morbo di Alzheimer e che non sarà più in grado di allenare.

Da allora vive in un centro medico, in Baviera, specializzato per questo tipo di malattie e siamo certi che oggi, come ogni anno, saranno stati in molti a rendere omaggio al primo grande bomber dell’era moderna.

Foto commons.wikimedia.org