Capello: “Allegri è un pragmatico come me. Napoli? Belli si è in tanti”

Capello: “Allegri è un pragmatico come me. Napoli? Belli si è in tanti”

L’ex allenatore di Milan, Roma e Juventus racconta il suo passato, e propone un’interessante idea per migliorare l’utilizzo del Var

Ne sa una più del Diavolo, Fabio Capello. Ha vinto ovunque sia andato, e conosce il calcio come veramente pochi. Allenatore duro ma onesto, i suoi metodi vengono spesso paragonati all’attuale tecnico della Juventus. “Allegri è un pragmatico come me. Lui è bravo a cambiare la squadra di partita in partita, e anche nell’arco dei 90 minuti. Questo non è semplice né per l’allenatore né per i giocatori. Ciò significa che è molto bravo nel far capire ai suoi ragazzi cosa chiede loro” – esordisce l’ex tecnico del Real Madrid ai microfoni di “Tuttosport”, che poi continua analizzando la lotta scudetto – “Il campionato lo vince uno solo. La Juventus è abituata a vincere, ha la mentalità giusta e una grande qualità. Il Napoli gioca bene, ma belli si è in tanti. Senza Champions League comunque sono pericolosi“.

L’ex allenatore della Roma si sofferma quindi su alcuni suoi ex calciatori. “Ibrahimovic quando era giovane voleva sempre fare degli allenamenti supplementari. Come lui anche Baresi, Maldini, Van Basten. È sempre stato così: più sono forti e più sono dei lavoratori” – spiega Capello, che poi ci tiene a proporre una sua idea per migliorare l’utilizzo del Var – “Affiancherei all’addetto Var un allenatore che abbia esperienza, così da avere una visione più completa: penso che si avrebbero dei progressi importanti“. Non può mancare poi un accenno a Ramires, suo giocatore al Jiangsu Suning di Zhang Jindong, proprietario oltre che del gruppo Suning, anche dell’Inter – “È una questione fra dirigenti” – dribbla abilmente Don Fabio, che infine conclude con la sua più grande delusione sportiva – “La sconfitta in Coppa Intercontinentale del 1994 a Tokyo, contro gli argentini del Velez“.

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💊 Pillola di Fanta

Vero e proprio maestro di calcio, ha lasciato un’impronta indelebile tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo. In una carriera piena di successi, però, non ha mai voluto prendere in mano la panchina della nazionale. E tutto lascia pensare che ciò non avverrà mai. In uno dei momenti più bui del calcio italiano, sarebbe sicuramente utile un ct del suo calibro. Tuttavia, come ammesso da lui stesso, senza grandi giocatori, l’allenatore non può fare nulla. DON FABIO