Come VAR? Perché sì e perché no – Il bilancio della tecnologia a metà stagione

Come VAR? Perché sì e perché no – Il bilancio della tecnologia a metà stagione

La più grande novità nel nostro calcio in questa stagione è stato l’inserimento del Video Assistant Referee: ecco il bilancio dopo metà campionato di utilizzo del VAR. Perché sì e perché no?

Sono passate ormai 20 giornate di campionato e quasi 5 mesi di tempo dall’introduzione nel calcio nostrano di uno strumento che fino a qualche anno fa poteva essere considerato solamente utopia. Il VAR – acronimo di Video Assistant Referee – è la tecnologia che permette ai direttori di gara di tornare sui propri passi e correggere una decisione arbitrale che avrebbe altrimenti influenzato l’andamento o il risultato finale di una gara.

Fino ad oggi il VAR ha permesso all’arbitro di turno di correggere una decisione errata in ben 45 occasioni, intervenendo solamente su quelli che sono considerati episodi matchchanging, ovvero quelli che possono decidere una partita. Nonostante il grande aiuto fornito dal VAR, il mondo del calcio resta diviso in due: da una parte c’è chi lo considera uno strumento necessario per un calcio più pulito e dall’altra c’è chi invece nutre fortissimi dubbi sull’utilità di questa nuova tecnologia. A metà stagione, il VAR ha convinto? Vediamo perché sì e perché no.

PERCHÉ : In 198 partite spalmate su 20 giornate – considerando i rinvii di Sampdoria-Roma e Lazio-Udinese – il VAR ha scongiurato la bellezza di 45 errori. Tra rigori concessi, reti annullate e cartellini estratti, i torti arbitrali sarebbero potuti essere determinanti ai fini della classifica e, in questo senso, il Video Assistant Referee ha svolto un lavoro encomiabile. Non solo per la classifica: il VAR ha infatti drasticamente ridotto il numero di proteste sia da parte dei giocatri in campo che da parte della panchina. Ogni qual volta una decisione viene presa con l’ausilio del video, nessuno dei giocatori si permette di contestarla, considerando inimpugnabile la sentenza del VAR: questo è uno dei maggiori pregi della tecnologia, che semplifica il lavoro all’arbitro e che porta inevitabilmente ad un calcio giocato in modo più pulito. Tra errori scongiurati e proteste evitate, si può sicuramente dire che il VAR è uno strumento piuttosto utile: 9 gol annullati, 3 assegnati, 10 espulsioni comminate, 18 rigori concessi, 7 non assegnati e 2 tolti per fuorigioco. Tutti errori evitati, tutte proteste evitate, tute polemiche scongiurate. Ecco perché .

PERCHÉ NO: D’accordo, i casi in cui il VAR è stato chiamato in causa sono ben 45, ma quante sono le volte in cui è stato ingiustamente inutilizzato? Tante, forse troppe per essere elencate, ma certamente abbastanza per far capire che probabilmente la classe arbitrale italiana non ha ancora ben compreso quale siano i casi matchchanging. Clamoroso, per esempio, l’episodio verificatosi a Genova: Lucas Torreira, a terra nella propria area di porta, para con la mano un tiro di un giocatore del Sassuolo indirizzato verso la porta. Il VAR nemmeno interviene e l’azione prosegue normalmente. Caso simile a Crotone, dove Dries Mertens intercetta volontariamente con il braccio un pallone destinato ad insccarsi in fondo alla rete. Anche qui il VAR non interviene, come in altre due situazioni nella stessa partita, in cui sono stati negati altrettanti rigori alla formazione di Maurizio Sarri. Oltre alle modalità, non convincono ancora le tempistiche: da poche decine di secondi ad una manciata di minuti, come in Torino-Bologna di domenica scorsa, quando il signor Damato ha impiegato circa 3 minuti per cambiare una decisione presa inizialmente. Una maggior uniformità nell’applicazione e nelle tempistiche sarebbe gradita e consentirebbe al VAR di compiere il definitivo salto di qualità. Utile, ok, ma è davvero necessario?