C’era una volta… Cicinho, l’erede di Cafu sulla fascia destra

C’era una volta… Cicinho, l’erede di Cafu sulla fascia destra

Dice addio al calcio giocato il terzino destro basiliano, con un passato nelle file della Roma, capace di passare da una maglia da titolare nella seleçao brasiliana all’inferno dell’alcolismo

Cicinho è forte come Cafu, anzi, diventerà più forte di Cafu“. Con queste parole l’allora allenatore del San Paolo, Émerson Leão, nel 2005 definiva il 25enne terzino destro astro nascente del calcio brasiliano. La storia, evidentemente, ha fatto un altro corso e il Cicinho di oggi – che compirà 38 anni il prossimo 24 giugno – è un uomo che al momento dell’addio al calcio giocato sa di aver dato molto meno di quello che avrebbe potuto dare al mondo del calcio.

Cícero João de Cézare – in arte Cicinho – nasce calcisticamente nel Botafogo di Ribeirão Preto, cittadina nello stato di San Paolo. Nel 2001 approda all’Atletico Mineiro che gli permette di esordire nel massimo campionato nazionale brasiliano e di affermarsi – nelle 2 stagioni passate con la maglia bianconera del “Galo” – come uno dei prospetti più interessanti sulla fascia destra della linea difensiva grazie alle sue poderose accelerazioni e alla costante presenza nella metà campo avversaria. La definitiva esplosione avverrà tra le fila del San Paolo con il quale nel 2005 – suo “annus mirabilis” – vincerà il campionato paulista, la Coppa Libertadores ed il Mondiale per Club contro il Liverpool. Nello stesso anno sostituisce l’infortunato Cafu nell’11 titolare del Brasile che vincerà la Confederations Cup in finale contro l’Argentina con un fragoroso 4-1.

I tempi per il salto in Europa sono ormai maturi e a vincere la concorrenza tra i top club europei sarà il Real Madrid. In terra spagnola Cicinho, tra problemi di ambientamento e la rottura del crociato del ginocchio sinistro che lo terrà fuori a lungo, non vivrà mai un ruolo da protagonista e dopo 2 stagioni, nell’estate 2007, viene ceduto alla Roma per 9 milioni di euro. In Italia il brasiliano fa fatica, nel girone di andata, ad adattarsi al calcio italiano. Nella seconda metà della stagione, smaltito l’infortunio e terminato l’iniziale periodo di ambientamento, si guadagna i gradi di titolare della corsia destra giallorossa chiudendo la prima stagione in Italia con 44 presenze complessive e la vittoria della Coppa Italia. Il 4-2-3-1 di mister Spalletti esalta le sua doti di incursore e anche la seconda stagione all’ombra del Colosseo sarà molto positiva per il terzino brasiliano.

Le cose per lui cambiano nella stagione 2009/10 con l’avvento di Claudio Ranieri sulla panchina giallorossa. Il nuovo tecnico toglie Cicinho dalla squadra titolare costringendolo a causa delle numerose panchine al ritorno al San Paolo, in prestito, nel mercato di riparazione invernale. Dopo 6 anonimi mesi in Brasile, durante i quali conterà la miseria di 8 presenze, nella stagione 2010/11 torna alla base di Trigoria dove anche qui colleziona solo 8 presenze fino a gennaio 2011, mese durante il quale verrà ceduto ancora una volta in prestito, stavolta nelle fila del Villareal. Il ritorno nella Liga non dà gli esiti sperati e anche qui le presenze saranno appena 6.

Iniziano ad uscire le prime voci riguardo uno stile di vita da parte del brasiliano non esattamente da calciatore professionista: birra e sigarette sembra non manchino mai nella sua quotidianità ed il suo rendimento continua a calare inesorabilmente. Tornato ancora una volta in maglia giallorossa – nella stagione 2011/12 – il giocatore appare evidentemente fuori forma e faticherà molto a trovare spazio con il nuovo tecnico Luis Enrique, tanto che le sue presenze lungo tutta la stagione saranno solamente 5. Al termine del suo contratto con la Roma, nel giugno 2012, rilascia un’intervista shock dove ammette di aver abusato di alcol e sigarette nei difficili momenti ai margini della rosa capitolina:

“Andavo a Trigoria e mi allenavo ma sapevo che la domenica non avrei giocato; allora quando arrivavo a casa bevevo molto e fumavo. Avevo casse di birra e altri tipi di alcol. Mi piaceva andare in discoteca, bevevo e non riuscivo a fermarmi. Non ho preso la droga solo perché sapevo che c’erano i controlli antidoping, altrimenti l’avrei fatto”.

Scaduto il contratto con la Roma, a 32 anni Cicinho torna in Brasile e si lega per una stagione allo Sport Club di Recife. Nel nord-est del Brasile disputerà finalmente una buona stagione che gli vale un ricco triennale da parte del Sivasspor, squadra del campionato turco allenata dal suo amico ed ex compagno sia di squadra sia di nazionale Roberto Carlos. Qui vivrà una seconda giovinezza giocando le ultime 3 stagioni della sua carriera da titolare e diventando idolo dei tifosi biancorossi.

Cicinho dice basta dopo tredici stagioni condite da 274 presenze e 9 gol. In bacheca 1 Campionato Paulista, 1 Liga, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Libertadores, 1 Coppa del Mondo per Club e 1 Confederations Cup.