Sarete belli voi

<b><i>Sarete belli voi</b></i>

Bernardeschi, Cuadrado e Mandzukic non disponibili. Dybala recuperato da una settimana o poco più. Higuain rimesso in piedi volente o nolente per necessità. Un punteggio sfavorevole, il 2-2 dell’andata, che costringe i bianconeri a segnare. Un avversario che sa giocare bene a calcio e che ha dimostrato di avere il piano tattico per mandarti in affanno. Uno stadio stracolmo e un clima che annichilisce. 

Con queste avverse premesse la Juventus si è presentata a Wembley per il ritorno degli ottavi di Champions League. Ad attenderla una squadra frizzante e positiva, conscia delle proprie qualità. E a risultato acquisito – e per risultato s’intenda l’unico risultato che conta agli annali, il passaggio ai quarti di finale – Allegri non deve scusarsi proprio con nessuno se il suo calcio non è fatto di verticalizzazioni improvvise, uno-due fulminei, se non aggredisce la metà campo offensiva e non schiaccia gli avversari nella propria area.

La grande squadra è quella che sa interpretare la singola partita e proporre un calcio efficiente in relazione agli uomini a disposizione, ma anche in relazione alla formazione che si trova contro. La Juventus, e Massimiliano Allegri, hanno avuto ragione ancora una volta. Soffrendo, dando la sensazione di essere inferiori, ma spuntandola con 15 minuti di fuoco su 180: 10 all’andata, 5 al ritorno. Tanto è bastato per avere ragione del Tottenham e proseguire il cammino.

Servirà di più, non occorre dirlo, da ora in avanti. Ma se i cultori del bel calcio sono usciti Champions League, Coppa Italia, Europa League e sono reduci da una sonora scoppola casalinga che fa vacillare anche la fiducia scudetto, alla Juve non dispiacerà l’etichetta che gli si incolla progressivamente addosso. Brutta, vecchia, monotona, noiosa. Ma vincente. Inesorabilmente, vincente. Sarete belli voi.