Ai Mondiali non andiamo. In Europa, purtroppo, si

<b><i>Ai Mondiali non andiamo. In Europa, purtroppo, si</b></i>

Abbiamo fatto una fatica enorme ad accettare il fatto che l’Italia, per la prima volta da 60 anni, non parteciperà ai Mondiali. Forse non lo abbiamo realizzato del tutto. Magari lo faremo solo quando – a campionato, coppe, polemiche e sfottò conclusi – ci ritroveremo a guardare gli altri lottare per la competizione più affascinante e aggregante del mondo dello sport.

A mente lucida e distaccata abbiamo “ammirato” le prestazioni della nazionale contro Argentina e Inghilterra. E al di là del rigore in extremis di Insigne, la nostra nazionale è sembrata anni luce dietro, in termini di competitività, rispetto alle avversarie. Insomma, ai mondiali non ci andiamo non per una congettura astrale. Semplicemente perché non lo meritiamo, non ne siamo all’altezza.

In mezzo alle due partite dei quarti di finale di Champions League, il 3-0 inflitto dal Real Madrid alla Juventus allo Stadium e il 4-1 incassato dalla Roma al Camp Nou dal Barcellona, si è recuperato il derby di Milano. Doveva essere la partita per riaprire le speranze Champions del Milan, o viceversa per assestare il colpo del ko da parte dell’Inter. Ne è uscita una gara ricca di errori, imprecisioni, improvvisazioni. Uno 0-0 che scontenta tutto e tutti.

Nel campionato di Serie A si lotta strenuamente per accaparrarsi le posizioni europee. Quest’anno saranno ben quattro ad accedere alla Champions League; tre all’Europa League. Ma siamo proprio certi di meritare l’Europa?

Al netto delle gesta fuori ordinario di Cristiano Ronaldo e degli sfortunati episodi che hanno condizionato il punteggio della Roma, il confronto Spagna-Italia in termini di club è stato impietoso. Forse ancor più di quello tra le due nazionali. È il segno che qualcosa è cambiato rapidamente nel calcio, e noi non eravamo preparati alla trasformazione.

Eravamo quelli abituati ad arrivare sempre. Quelli che nessuno voleva incontrare. Quelli che, anche se l’avversario era tecnicamente superiore, alla fine in qualche modo lo si mandava in crisi. In fondo sono passati solo 12 anni dal cielo azzurro sopra Berlino. Tre in più dalle tre squadre italiane in semifinale di Champions.

Nel frattempo il modello del tatticismo esasperato, del non prenderle – tanto prima o dopo ho l’occasione di darle – è drasticamente fallito e superato in tutto il mondo, tranne che nel nostro microcosmo. Ma non lo vogliamo ammettere, perché l’inferiorità è un crimine troppo scabroso per costituirsi. 

Ai mondiali non andremo, perché non lo abbiamo meritato e perché è meglio così che prendere schiaffi dalle Costa Rica di turno. In Europa si, anche se non lo meritiamo. E porgiamo l’altra guancia.