L’insostenibile leggerezza dell’essere spacciati

<b><i>L’insostenibile leggerezza dell’essere spacciati</b></i>

Come la rovesciata di Cristiano Ronaldo. Non importa per quale squadra si faccia il tifo: ci si meraviglia, ci si alza e si applaude. Serate come quella di Roma-Barcellona hanno il fascino dell’impresa epica che trascende i colori, le simpatie e gli sfottò. Che riconcilia con un mondo talvolta così lontano che pare parallelo, distaccato. Il calcio è anche questo: riscoprirsi a fare il tifo per una squadra che non è la propria per il semplice motivo che è troppo bello che finisca proprio così.

C’è un gusto particolare nel punire la presunzione con cui il Barcellona ha affrontato la trasferta dell’Olimpico. La Roma ha avuto un solo grande vantaggio: quello di essere inferiore. Inferiore al punto che ai “Messi-ah” in blaugrana non serviva nemmeno sporcarsi i pantaloncini, se non nel bieco tentativo di perdere tempo rotolandosi a terra come Suarez. Tanto figurati: giochiamo con la Roma. Se non gli facciamo gol noi, se lo fanno da soli.

E così era successo al Camp Nou. Roma volitiva che crea occasioni, Barcellona che segna con le autoreti di De Rossi e Manolas. Ma la buona sorte – in collaborazione con la perfida ironia del pallone – ha presentato al Barcellona un conto salatissimo, da pagare in un’unica soluzione. Proprio loro, De Rossi e Manolas, spediscono i marziani sulla terra, anzi sotto. Proprio loro rispondono all’atteggiamento snob di Rakitic e Iniesta con la rabbia, la bava alla bocca. E fanno i gol nella porta giusta. Quelli che si aggiungono alla costante Dzeko: eccellente all’andata, fenomenale al ritorno. Condottiero di una battaglia persa prima di cominciarla e ribaltata con il sudore e la forza di volontà.

La Roma, spacciata al sorteggio, demolita dopo il match d’andata, ce l’ha fatta. Spacciata e demolita: questa è stata la sua forza. O per meglio dire, la debolezza degli avversari. Ora è in semifinale di Champions per la prima volta, da quando la competizione ha smesso di essere Coppa dei Campioni; la seconda, dopo la beffa di Roma-Liverpool dell’84. Pensare di andare avanti, ora, è davvero difficile. Anzi, impossibile. Come pensare di battere il Barcellona 3-0.