Salah ha scelto il Ramadan: i precedenti e i musulmani nel calcio

Salah ha scelto il Ramadan: i precedenti e i musulmani nel calcio

Salah rispetterà il Ramadan nonostante la finale di Champions League col Real Madrid. Sono diversi i musulmani nel calcio e diversi anche i precedenti, come quelli di Muntari o della Francia nell’Europeo di casa

Il 26 maggio alle 21:45, ora locale di Kiev, si giocherà la finale di Champions League. Real Madrid contro Liverpool. Cristiano Ronaldo contro Mohamed Salah. Proprio sull’egiziano si stanno concentrando le maggiori attenzioni, non tanto per la strepitosa stagione che sta disputando – 44 gol e 16 assist in 51 partite – quanto per la sua scelta di osservare il Ramadan nonostante un impegno così importante. Salah, musulmano praticante, il 26 maggio avrà esattamente 52 minuti per idratarsi e nutrirsi quanto basta per avere energie sufficienti a portare il Liverpool sul tetto d’Europa. Il tramonto del sole a Kiev è previsto infatti per le 20:53, esattamente 52 minuti prima del fischio di inizio dell’arbitro Milorad Mazic. 

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Cos’è il Ramadan?

Il Ramadan è uno dei cinque pilastri della religione islamica e prevede un digiuno totale nelle ore che vanno dall’alba al tramonto. Dura tra i 29 e i 30 giorni, a seconda delle fasi lunari ed è il nono mese del calendario islamico. Quest’anno, essendo iniziato il 16 maggio, è caduto proprio a cavallo della finale di Champions League, ma, dato che la fine, il 14 giugno, coincide con l’inizio dei mondiali, risparmierà la competizione più attesa dell’anno.

Il caso Muntari

Nel calcio sono diversi i giocatori musulmani e nel corso degli anni il Ramadan ha spesso interferito con il lavoro dei calciatori. Nel 2009, nel corso della prima partita di campionato Inter-Bari, Mourinho tolse Muntari, che allora giocava per i nerazzurri, dopo appena 29′, trovando nel digiuno dell’atleta il motivo della sua scarsa condizione fisica.

I Mondiali del 2014 e gli Europei del 2016

Nel 2014 l’inizio del Ramadan cadde il 28 giugno, in pieno mondiale brasiliano. La cosa scatenò molti dibattiti tra i calciatori e le massime autorità islamiche, che, nonostante il digiuno sia uno dei pilastri fondamentali, lasciarono il libero arbitrio sulla scelta. Le autorità musulmane, in caso di competizioni sportive di alto livello, spesso lasciano la libertà all’atleta. Il caldo del Brasile fece sì che molti giocatori rinunciassero al Ramadan. Tra di essi c’erano Yaya Touré della Costa d’Avorio, Sulley Muntari del Ghana, i francesi Karim Benzema, Bacary Sagna, Paul Pogba e Sissoko, i tedeschi Mesut Ozil e Shkodran Mustafi e Sami Khedira.  Nel 2016, durante gli Europei di Francia, il Ramadan iniziò il 6 giugno e terminò il 5 luglio, investendo gran parte della manifestazione. Tra le nazioni con più musulmani c’era proprio quella transalpina, i cui giocatori, dopo un consulto con lo staff, decisero di non effettuare il digiuno spirituale per non compromettere le prestazioni in campo.

I musulmani dei maggiori campionati

In Italia tra gli islamici più rappresentativi figurano, oltre al già citato Khedira, Edin Dzeko, Miralem Pjanic, Kwadwo Asamoah, Medhi Benatia, Adem Ljajic, Hakan Calhanoglu e Faouzi Ghoulam. In Inghilterra ci sono Emre Can, Ahmed Musa, Ryad Mahrez, Sadio Mané, Marouane Fellaini, Yaya Touré, Moussa Dembelé e Mohamed Elneny. In Spagna hanno scelto l’Islam Karim Benzema, Ousmane Dembelé, Munir El Haddadi e Achraf Hakimi. In Francia i più famosi sono Adil Rami e Memphis Depay, mentre in Germania i più rappresentativi sono Nuri Sahin e Franck Ribery.

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