Serie A, quanto guadagna la Juventus campione d’Italia: la ripartizione dei premi

Serie A, quanto guadagna la Juventus campione d’Italia: la ripartizione dei premi

Divisione delle quote, la legge Melandri-Gentiloni e le modifiche del ministro Lotti: tutto questo spiegato nella puntata di “Economia nel Pallone”

La paura fa novanta. Anzi no, fa sette, come gli scudetti consecutivi conquistati dalla Juventus: dalla storia al mito, passando per la leggenda. La società della famiglia Agnelli è destinata ad aumentare il gap con le altre, visto e considerato che grazie all’ennesimo tricolore portato a casa i bianconeri vedranno ancora di più gonfiare il proprio portafogli. Come è risaputo, infatti, la Lega Serie A a fine anno ripartisce i soldi derivanti dalla vendita dei diritti TV e delle sponsorizzazioni e quest’anno la cifra che la Madama incasserà è monstre. Ma è anche l’ultima, e vi spieghiamo il perché in questa nuova puntata di “Economia nel Pallone“.

La legge Melandri: ripartizione in maniera (quasi) equa

La causa per cui il calcio italiano è fermo“. Così è stata definita da Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, la legge Melandri-Gentiloni che regolamenta la vendita dei diritti audiovisivi e la ripartizione dei proventi da parte della Lega Serie A (e in generale di qualsiasi manifestazione sportiva). Oltre a stabilire chi sia il proprietario dei diritti delle partite, come devono essere suddivisi i pacchetti e quanto va investito per i settori giovanili – la questione è molto spinosa e va oltre lo scopo di questo articolo – il decreto legislativo n. 9 del 9 gennaio 2008 stabilisce anche come va ripartito il totale in Serie A all’articolo 26:

  • 40% in maniera equa tra tutte le società;
  • 30% relativo al bacino di utenza (25% in base al numero dei tifosi del club e 5% sulla popolazione del comune di riferimento del club);
  • 30% relativo ai risultati sportivi (10% in base alla storia del club nel campionato italiano dal secondo dopoguerra, 15% basato sui 5 anni precedenti e 5% in relazione all’ultimo anno di Serie A).

In questi ultimi 3 anni, prima del chiacchierato bando di Mediapro, la Lega Serie A ha ottenuto più di un miliardo all’anno tra diritti nazionali e esteri. Considerati però i 60 milioni destinati al Paracadute per chi retrocede in Serie B, una cinquantina da destinare ad Infront, che si occupa del marketing e contenuti live del nostro campionato, più altri milioni destinati a Coppa Italia e ai settori giovanili (secondo il concetto di mutualità, espresso sempre dalla Legge Melandri) il totale per i club è stato di 924,2 milioni di euro.

Va chiarito che per quanto riguarda il numero dei tifosi, solitamente la Lega svolge un sondaggio telefonico andando a ‘censire’ la percentuale di supporter di una determinata squadra.

Quanto guadagna la Juventus con la vittoria della Serie A

In realtà, il primato in classifica non porta una grande differenza rispetto al secondo posto. Infatti come abbiamo detto, soltanto il 5% del totale viene distribuito a seconda del piazzamento di quest’anno. Alla Juventus andranno 4,5 milioni di euro in quanto vincitrice della Serie A, più 18,5 milioni di quota uguale per tutte. A questi però va aggiunta tutta la fetta sulla popolazione di tifosi (secondo un indagine svolta dalla Gazzetta, un italiano su quattro tifa per i bianconeri) che raggiunge quasi i 60 milioni di euro. E sommando anche la quota per la popolosità di Torino (2,9 milioni di euro), la storia del club sia dal 1946 che degli ultimi 5 anni, il totale incassato sarà di circa 107,5 milioni di euro, secondo le stime di Calcio e finanza. 

Gli altri incassi a seconda del piazzamento in classifica

Poco cambia per posizioni in classifica contigue per le grandi società, ma per il ceto medio-basso la differenza tra un decimo e un dodicesimo posto è quella di uno o più stipendi di giocatori importanti. Quel 5% di 924,2 milioni di euro, ossia 46,2 milioni, viene infatti ridistribuito in maniera proporzionale tra i club a seconda del piazzamento.

Le cifre che ne escono fuori sono al quanto interessanti: si parte dai 4,5 milioni al primo posto e poi si scende in media di 250 mila euro a posizione, fino ad arrivare ai circa 200 mila euro guadagnati dall’ultima in classifica. Le differenze però possono diventare pesanti: ad esempio tra il Chievo 13° e il Cagliari 16° c’è soltanto un punto di distacco, ma la differenza di incasso è di più di 700 mila euro, ossia più dello stipendio di Valter Birsa (a proposito dello sloveno, avete già investito su di lui con Kickoffers?). A questi verranno aggiunti eventualmente ulteriori proventi extra, che l’anno scorso furono distribuiti maggiormente nelle prime posizioni (tra la prima e la decima), mentre solo un milione andò alle società tra la undicesima e la diciassettesima.

La classifica

  1. Juventus – 4,5 mln
  2. Napoli – 4,3 mln
  3. Roma – 4,1 mln
  4. Inter – 3,8 mln
  5. Lazio – 3,6 mln
  6. Milan – 3,4 mln
  7. Atalanta – 3,2 mln
  8. Fiorentina – 2,9 mln 
  9. Torino – 2,7 mln
  10. Sampdoria – 2,5 mln
  11. Sassuolo – 2,3 mln
  12. Genoa- 2 mln
  13. Chievo – 1,8 mln
  14. Udinese – 1,6 mln
  15. Bologna – 1,4 mln
  16. Cagliari – 1,1 mln
  17. Spal – 0,9 mln
  18. Crotone – 0,7 mln
  19. Verona – 0,5 mln
  20. Benevento – 0,2 mln

Il totale degli incassi

A questi premi come detto va aggiunta la quota base: il 40% di 924,4 milioni è 369,7 milioni di euro, che divisi per 20 fa circa i 18,5 milioni di euro già citati per la Juventus. Poi via via vengono aggiunte tutte le componenti già viste: per quanto riguarda il tifo, il Milan segue i bianconeri incassando però poco più della metà (35 milioni di euro).

Per quanto riguarda la quota relativa alla popolosità del comune, comandano naturalmente le due squadre di Roma con 9,5 milioni di euro a testa. Anche per quanto riguarda la storia del club, guidano la classifica Juventus con 8,8 milioni e Milan con 8,4 milioni. Segue l’Inter con circa 7,9 milioni di euro. Per quanto riguarda gli ultimi 5 anni, se è indubbio che sempre i bianconeri comandano la classifica con 13,2 milioni, a seguire a ruota ci pensa la Roma con 12,5 milioni. Terza piazza per il Napoli.

La classifica

  1. Juventus  – 107,6 mln
  2. Milan – 79,5 mln
  3. Inter – 78,9 mln
  4. Roma – 70,1 mln
  5. Napoli – 67,2 mln
  6. Lazio – 53,7 mln
  7. Fiorentina – 49,4 mln 
  8. Torino – 45,0 mln
  9. Sampdoria – 40,9 mln
  10. Atalanta – 37,2 mln
  11. Genoa – 36,5 mln
  12. Bologna – 33,6 mln
  13. Udinese – 33,6 mln
  14. Cagliari – 33,0 mln
  15. Chievo – 29,6 mln
  16. Sassuolo – 28,1 mln
  17. Verona – 27,7 mln
  18. Spal – 25,7 mln
  19. Crotone – 24,7 mln 
  20. Benevento – 24,2 mln

Basta guardare quanto ha guadagnato il Benevento in questa stagione per avere una riprova di quello che abbiamo già affermato nell’articolo sul Paracadute: la Serie A porta proventi non paragonabili con l’ammortizzatore. E sottolineiamo che questi sono soltanto gli incassi dovuti alla ridistribuzione dei diritti audiovisivi. E dall’anno prossimo per le piccole i guadagni saranno ancora più alti.

Le critiche alla Legge Melandri

Sostanzialmente le critiche vertevano soprattutto intorno alle percentuali: troppo bassa quella relativa alla classifica attuale, tant’è che l’anno scorso la Lega decise di ridistribuire i proventi extra proprio a seconda del piazzamento finale. Inoltre la quota minima di ‘soli’ 18,5 milioni di euro sembrava esigua e ingiusta, e penalizzava soprattutto quei piccoli club che salgono per la prima volta in Serie A (esempio il Benevento quest’anno).

Infine, e su questo hanno dibattuto molto i presidenti del massimo campionato, sembrava eccessivamente alta la quota relativa alla storia del club dalla stagione 1946/1947 in poi. Alcune squadre, infatti, ‘campavano di rendita’ come si suol dire. E effettivamente, ridando un’occhiata alla classifica, fa quasi sorridere la posizione del Napoli, solamente quinta nonostante gli 88 punti conquistati. Però bisogna sottolineare come grazie alla legge Melandri il gap first to last (la differenza di incassi tra la prima e l’ultima) sia passato da 8:1 – cioè la prima guadagnava 8 volte più dell’ultima – al 4:1 attuale.

Le modifiche di Lotti: più equità

Dall’anno prossimo, però, cambieranno tante cose. Innanzitutto la quota dei diritti: non saranno più 942,4 milioni, ma grazie all’asta record tenuta da Mediapro, aggiungendo anche le cessioni all’estero e togliendo quei valori sopracitati, si raggiungerà la cifra record di 1,22 miliardi di euro. Ma non finisce qui: infatti questo tipo di rialzo avrebbe mantenuto praticamente intatte le proporzioni, ritenute appunto eccessive (la Juventus prende 4,5 volte più del Benevento).

Il ministro dello Sport Luca Lotti ha deciso di intervenire andando incontro alle necessità di quasi tutti i club. Già, quasi, perché l’unica a rimetterci sarà proprio la Juventus.

Infatti dall’anno prossimo la suddivisione del totale sarà così:

  • 50% ripartito in maniera equa tra i club;
  • 20% relativo al numero dei tifosi;
  • 30% relativo ai risultati del club (5% basato sulla storia della società, 10% sugli ultimi 5 anni e il restante 15% sarà pesato sul piazzamento finale)

Per quanto riguarda il rilevamento del numero dei tifosi, definito dalla riforma come ‘radicamento sociale’, non ci sarà più nessun sondaggio telefonico. A determinare la fetta relativa ad ogni club saranno invece il numero di biglietti venduti in casa negli ultimi 3 anni, l’audience televisivo registrato dagli incontri della società e il numero di abbonati.

Come cambia la ridistribuzione dei proventi dei diritti tv

Tutto ciò porta ad una ridistribuzione più equa dei proventi: secondo quanto affermato dal ministro, il gap scenderà da 4:1 a 3:1. Secondo alcune stime fornite da Calcio e Finanza, in perdita ci sarebbe soltanto la Juventus che passerebbe dai 107,6 milioni attuali a circa 91 milioni. Nelle parti alte la classifica verrebbe stravolta: il Napoli passerebbe terza guadagnando 82 milioni (+14,8 milioni). Il Milan risentirebbe del peso di questi anni di crisi e scivolerebbe al quinto, ma i profitti rimarranno pressoché invariati.

Ma è nelle parti basse della classifica che arriva il bello. Infatti, con il 50% del totale ripartito in maniera uguale, significa che di quei 1,22 miliardi e passa più di 610 verranno divisi tra le 20 squadre. Ossia, ogni club avrà come entrata almeno 30,5 milioni di euro. Praticamente solo di fisso dal Chievo al Benevento guadagnerebbero più di quanto hanno guadagnato in totale quest’anno. E con le squadre di medio-bassa classifica più ricche, aumenta anche la competitività del campionato.

Perché se in questa Serie A due club raggiungono i 90 punti – al Napoli ne mancano due, ma il discorso non cambia – e non è un caso perché anche lo scorso anno la terza arrivò ad 87 punti e due anni fa a 80, vuol dire che il gap tra i più forti e i più deboli è troppo ampio. La riforma Lotti non risolverà di certo tutti i mali di questo campionato italiano, ma di certo sistemerà alcuni punti deboli.

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