Mondiali 2018, verso la finalissima: 5 cose da sapere su Francia-Croazia

Mondiali 2018, verso la finalissima: 5 cose da sapere su Francia-Croazia

A poco più di 24 ore dalla finale dei Mondiali tra Francia e Croazia, ecco cinque curiosità sulle due squadre che si giocano una fetta di storia

L’ultimo, drammatico atto della rassegna iridata di Russia 2018 è ormai alle porte. Francia e Croazia si trovano di fronte ad un bivio: da una parte c’è la possibilità di entrare di diritto nella storia del proprio paese, dall’altra la delusione di aver perso un’occasione irripetibile. Vediamo dunque cinque curiosità riguardanti la finalissima di Mosca.

1 – Croazia, piccola nazione di grandi giocatori

L’impresa della Croazia sorprende anche perché stiamo parlando di un paese che può contare poco più di 4 milioni di abitanti. Nella storia dei Mondiali, solo una nazionale finalista poteva contare su una base demografica minore. Si parla dell’Uruguay vittorioso nel 1930 e nel 1950, quindi si fa riferimento a un periodo storico e ad un calcio ben diversi. Il traguardo croato è ancor più sorprendente se consideriamo l‘eccellenza sportiva dello stato balcanico anche in altre discipline, come il tennis, il basket e la pallanuoto.

2 – Rivoluzione vs conservazione

La sfida tra Francia e Croazia è anche un confronto tra due modelli differenti, adottati da due ct dal passato ben differente. Deschamps, già presente sulla panchina francese nello scorso Mondiale, ha scelto la via della rivoluzione. Tra i convocati della selezione transalpina, solo cinque hanno preso parte anche all’edizione del 2014: si tratta di Varane, Giroud, Griezmann, Matuidi e Pogba. Diametralmente opposte le scelte del tecnico Dalic, sulla panchina croata da meno di un anno, che ha scelto di dare continuità e riconfermare ben 13 protagonisti della spedizione in Brasile di 4 anni fa.

3 – Una finale multiculturale

In un Mondiale più che mai “europeo”, che ha visto tutte e quattro le semifinaliste provenienti dal vecchio continente, un segnale molto importante viene dal melting pot culturale delle due nazionali in corsa per la vittoria finale. La Francia può vantare un’ampia partecipazione di fuoriclasse di origini africane, come Pogba, Mbappé e Kanté, figli della politica coloniale del passato e veri e propri trascinatori dei transalpini. Anche l’ultranazionalista Croazia deve però tributare i suoi meriti a una generazione di fenomeni nata e cresciuta tra i drammatici sviluppi delle guerre balcaniche. Commistioni etniche, culturali e linguistiche che hanno aiutato la selezione esteuropea a superare i tradizionali particolarismi interni e a diventare una vera squadra.

4 – Mbappé vs Modric, un duello che può valere il Pallone d’oro

Per qualità tecniche i due giocatori più attesi della finale moscovita sono inevitabilmente Kylian Mbappé e Luka Modric. Secondo molti, la contrapposizione tra due fuoriclasse che non potrebbero essere più diversi può valere anche una fetta di Pallone d’oro. Obiettivamente, il prestigioso riconoscimento individuale sembra un traguardo molto distante per il baby fenomeno francese, nonostante un rendimento devastante nel Mondiale. Il flop europeo con il suo PSG pesa molto, ma una Coppa del Mondo potrebbe rilanciarlo clamorosamente. Più plausibile, in caso di vittoria croata, che il premio vada a Modric: diventerebbe difficile spiegare la mancata assegnazione ad un giocatore che ha vinto – risultando decisivo – Champions e Mondiale.

5 – Gli esterni atipici: Matuidi e Rebic

Una curiosità tattica che accomuna Francia e Croazia è l’utilizzo curioso di uno dei due esterni del loro 4-2-3-1. Mentre Mbappé da una parte e Perisic dall’altra interpretano il ruolo in maniera “tradizionale”, i due ct hanno assegnato compiti decisamente particolari alle altre due ali. Deschamps ha ritagliato uno spazio sull’out di sinistra a Matuidi: una scelta fatta soprattutto per riequilibrare l’assetto della squadra, che rischierebbe di vedersi troppo sbilanciata in avanti. Diverso invece il lavoro che Dalic chiede a Rebic: durante la manovra offensiva l’ex Fiorentina si accentra molto per aiutare Mandzukic in mezzo all’area e lasciare la corsia libera alla spinta di Vrsaljko, mentre in fase di ripiegamento è il primo ad andare in pressing sul portatore avversario.

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